Farsene una ragione non vuol dire arrendersi

Farsene una ragione non vuol dire arrendersi

14 Ottobre 2018 0 Di Ruel Franzese

Mi arrendo,
la frase che pronunciano i perdenti, quelli che non vogliono più combattere, che accettano il proprio stato di inferiorità e lasciano perdere.

Fin che abbiamo la possibilità di lottare non vedo perché dovremmo arrenderci.
Lasciar perdere è la via più facile, quella per i pigri che si aspettano tanto dalla vita ma non fanno nulla per ottenere qualcosa.
Molto spesso l’arresa nasce dalla paura di agire, paura delle conseguenze, o comunque dalla paura di non essere in grado di riuscire.
La verità che tutti sappiamo è che se non ci provi, non saprai mai se ci riesci o meno.
L’importante è avere sempre una cognizione sobria di se stessi.
Ed è proprio quello di cui voglio parlare in questo articolo.

Metto sempre come esempio la mia vita perché credo che più delle parole, parli meglio una storia di vita vissuta.
Ero un ragazzo senza scopo, senza motivo, non avevo stimoli ne cose che mi buttavano giù. Vivevo una vita senza gioia ne dolori, un’apatia mortale che mi privava di vivere.
Un 9 a scuola o un pugno nella pancia per me non avevano differenza. Solo le cose che toccavano ferite profonde riuscivano a farmi provare emozioni.
Recentemente ho guardato una serie tv dove un bambino apatico mise la mano sinistra in una friggitrice, semplicemente per provare qualcosa. Il ragazzino che ero io, era molto simile a lui, solo che non avevo il coraggio di mettere la mano in una friggitrice.
Tutto questo mi portava al non avere voglia di cambiare

Il cambiamento stava nell’ammettere a me stesso di desiderare quello che non avevo e che invece gli altri avevano.
Imponevo alla mia mente di credere di star bene così com’ero, che quella era la mia vita, che quello ero io e nulla poteva cambiarlo, era la mia identità. Ma mi dovetti ricredere.
Chiesi aiuto a Dio, avendo bisogno di capirci qualcosa.
Se arrivato a 19 anni, mi ritrovavo in quelle condizioni, di sicuro avevo sbagliato qualcosa.

Iniziai a ragionare e fu proprio quello che mi salvò.

Iniziai ad ammettere i miei errori, a riscoprirmi l’errore vivente che ero, ma non in senso negativo, stavo imparando ad avere un’idea sobria di me stesso, un’ idea di me che corrispondeva alla realtà e non ai film mentali che mi ero creato.
Iniziai quindi a “farmene una ragione”
che in questo contesto significa: ammettere le proprie colpe, ammettere di non essere sicuro di quello che ero, mettere in dubbio me stesso, e riconoscere di aver bisogno di aiuto!
Raggiungendo lo stato in cui si esclama: “ok da qui posso ripartire” , riconoscendomi come un nuovo vaso da riempire, ma stavolta di verità concrete.

“Me ne faccio una ragione, si. Sono una persona piena di difetti che ha bisogno di migliorare, è vero. E da ora in avanti decido di ascoltarvi tutti, decido di mettere da parte quello che sono convinto di essere e ascolto ciò che avete da dirmi, con orecchio attento, pronto ad imparare.”

E’ molto difficile dare ragione ad altri quando parlano di cose che dovresti migliorare, ma credo che un opinione esterna valga molto, soprattutto se non data con cattiveria ma spiegata con calma, e soprattutto se detta da persone che ti vogliono bene.
Una cosa che ho fatto spesso è stata quella di fare direttamente io le domande alle persone che avevo vicino. Chiedendole cose del tipo “cosa ne pensi di me?, secondo te in cosa sbaglio? cosa dovrei cambiare?”
Ovviamente bisogna sempre chiedere a Dio la capacità di discernere il consiglio giusto da quello sbagliato, ma è sempre da mettere in considerazione l’opinione di chi non vive direttamente le difficoltà che vivi tu.

Non ti chiedo di arrenderti, ma neanche di combattere battaglie buttandoti violentemente senza agire con la testa.
avere un’idea sobria di se stessi e farsi tante domande, farne tante a Dio e vivere con calma e serenità le tue giornate lavorando passo dopo passo per avvicinarti sempre di più al tuo scopo finale.

Essere felice della vita che ti è stata data!

Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio.
Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà. Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere
(ed io aggiungerei più basso), ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno.”

Romani 12:1-3

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Ruel