Un tempo per ogni cosa

Un tempo per ogni cosa

15 Agosto 2018 1 Di Ruel Franzese

Erano gli inizi di luglio quando incominciai a lavorare su me stesso.
Per la prima volta mi affacciai alla realtà.
Ho sempre avuto paura di affrontare i miei pensieri omosessuali e da sempre ho rimandato la mia presa di posizione. Avevo paura… paura del giudizio, del fraintendimento, paura di poter deludere qualcuno, di rimanere solo, paura di essere rifiutato.
Tutto questo mi bloccò fino a farmi arrivare ai 21 anni ancora senza aver capito molto di chi io fossi e a cosa servissi.
Ma nell’intensa estate del 2016 incontrai qualcuno che mi spinse a prendere in mano la situazione, ricordandomi che la vita era la mia ed essendone il proprietario avevo tutto il diritto e le capacità di renderla migliore.
Confesso che da solo sono arrivato a ben poco.
Lottavo con tutto me stesso per cercare di comprendere e capire quali fossero le aree della mia vita da sistemare e fare il possibile per migliorarle. Ma non era un gioco facile, non è facile affrontare se stessi, non è facile affrontare i propri nemici. La bibbia stessa ci incoraggia ad amare i nostri nemici e nel mio caso dovevo imparare ad amare… me stesso, il mio peggior nemico.

Avevo paura di me… si, è buffo dirlo, immagino leggerlo.
Ricordo di come avevo il terrore di andare sott’acqua al mare ad un certo punto della mia vita perché quando sei immerso… sei tu e te stesso, il silenzio che senti ti isola dal mondo e resti tu con i tuoi pensieri. Avevo tremendamente paura di rimanere da solo con loro.
Ma ritornando a noi… Ho vissuto la prima parte del mio percorso concentrandomi su me stesso, sui miei bisogni e sulle cose da migliorare.
Tutto questo mi ha fatto diventare molto consapevole, però non ero ancora in grado di estirpare quel dolore e accettare quella conoscenza di me.
Ero fragile, con tanta spazzatura in mano e nessun fuoco dove bruciarla.
Iniziai per un tempo ad essere davvero confuso, non capivo perché un percorso che avrebbe dovuto aiutarmi mi stava buttando sempre più giù nella commiserazione e nel vittimismo.
Soffrivo e mi sentivo sempre peggio. Più scoprivo cose di me stesso, più mi rattristavo nel vedere che quadro brutto ne stava venendo fuori.
Iniziai a fare domande a Dio. Perché non sto guarendo? Perché mi sto facendo solo del male? Perché, Dio, non intervieni?
Compresi poco dopo, che Dio voleva intervenire, ma ero io stesso che non glielo stavo permettendo.
Avevo lasciato troppo spazio ai miei vani ragionamenti, a trovare i motivi del perché io mi ritenessi gay, del perché io stessi soffrendo così tanto, e avevo dato poco spazio a Dio per parlarmi.
Parliamo troppo, non riusciamo a stare zitti, con nessuno, neanche con Dio. Soprattutto con Dio oserei dire.
Ma parte della nostra crescita sta anche nello stare in silenzio ed ascoltare, permettere a Dio di parlarci e guidare la nostra mente.
Se non la lasciamo guidare a Lui che ci conosce meglio di quanto noi conosciamo noi stessi, chi altro può permetterselo?
Decisi di lasciar fare a lui. Capito chi fossi, restava solo farmi plasmare, permettergli di lavorare le aree che avevo scoperto e finalmente cambiare.
Ma anche questo processo richiede del tempo.

Cerco di impegnarmi ma non sono una persona molto paziente, l’attesa mi mette tensione e in quel tempo ho iniziato a spazientirmi.
Avevo fatto quello che dovevo, avevo imparato a conoscermi, studiavo, leggevo, pregavo, digiunavo, ma restavo sempre lo stesso.
Cercavo risposte, e come sempre le trovai nella parola di Dio.
Aprii la bibbia nel libro di Ecclesiaste e nel terzo capitolo trovai scritte queste parole:

‘Per tutto c’è il suo tempo, c’è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo: un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato; un tempo per uccidere e un tempo per guarire; un tempo per demolire e un tempo per costruire; un tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per far cordoglio e un tempo per ballare; un tempo per gettar via pietre e un tempo per raccoglierle; un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci; un tempo per cercare e un tempo per perdere; un tempo per conservare e un tempo per buttar via; un tempo per strappare e un tempo per cucire; un tempo per tacere e un tempo per parlare; un tempo per amare e un tempo per odiare; un tempo per la guerra e un tempo per la pace.’

Ecclesiaste 3:1-8

Riconobbi che per me, era il tempo di aspettare.
Dovevo applicare la parola di Dio nella mia vita e semplicemente viverla, fino all’adempimento del miracolo divino.
Iniziai a vivere liberamente le mie giornate, con la certezza, che a Suo tempo, Dio avrebbe operato.
Questa fede ha permesso alla mia vita di essere trasformata
Questa fede, ha permesso di liberarmi dai pensieri omosessuali!

Al prossimo drink
Ruel