Ve lo dico senza tastiera

Ve lo dico senza tastiera

7 Giugno 2018 1 Di Ruel Franzese

Stazione di Porta Nuova (Torino)

Ero per strada, un microfono in una mano, una polaroid nell’altra; nel cuore, tanta voglia di farmi capire.

Sapete come si dice, da dietro uno schermo è molto facile parlare, sparare opinioni e sentenze; ma farlo in una grande piazza affollata con la tua voce amplificata da una cassa è tutta un’altra storia.

Non vi nego che non è ancora molto facile parlare di tematiche come l’omosessessualitá cosí apertamente ad un pubblico che probabilmente ti ascolterà 15 secondi e ti deriderá, ma sapevo che andava fatto.

Alle 11:50 circa mi è stata data la possibilità di parlare a queste persone con questo mezzo, mi sono preso di coraggio e l’ho fatto.

Torino, una città di 883.000 abitanti, molti giovani, tutti impegnati a fare qualcosa. Una città dove l’essere diverso è un valore aggiunto, per questo ho alzato la voce.

Chi parla dicendo “sono diverso da voi, sono gay e dovete accettarmi” forse non sa che effettivamente sta facendo qualcosa di molto popolare e mainstream, il che ha ben poco di “diverso”, appoggiandosi ad una corrente che gia da anni è stata introdotta da altri.

Ieri mattina alla stazione ho parlato di omosessualità in modo diverso. Per rimanere in tema… Frizzante!

Ho voluto guardare i volti delle persone che mi stavano intorno mentre dicevo cose del tipo “non sono più gay” o “dall’omosessualità si può uscire”.

In quei minuti che ho parlato 4 persone mi hanno guardato deridendo quello che dicevo. Chi rideva con l’amico, chi mi ha mandato a quel paese a gesti… Ma una persona, una sola ha catturato la mia attenzione!

Una ragazza, avrà avuto 25-30 anni, capelli neri, molto corti; un piercing al naso e uno all’orecchio. In una mano teneva un quaderno, con l’altra teneva il guinzaglio del suo cane.

In un interminabile frazione di secondo mi ha detto tutto ciò che doveva dirmi.

Era di spalle, si volta, mi guarda dritto negli occhi, e senza parole mi dice questo:

“Ruel ma smettila di dire queste cose, stai predicando l’impossibile con molto giudizio, guardami sono la testimonianza vivente che quel che dici è sbagliato. Con me non puoi farci niente. Questa sono e questa sarò”

Non pretendo di capire le persone con uno sguardo, ma quella ragazza, ha detto tutto quello con un velo di tristezza, quasi come si fosse arresa. Non c’era pace.

Prima che io finissi di parlare questa ragazza salí sul bus e se ne andò.

Avrei tanto voluto andare da lei, abbracciarla e dirle che non c’è niente che non possa affrontare.

Magari mi sbaglio, magari non voleva dirmi niente di tutto questo, ma la smorfia che mi fece fu quella di una persona che non credeva nel cambiamento.

Ma voglio dirti questo ragazza col cagnolino: cambiare è possibile, devi volerlo, stringere i denti, forse sforzarsi a tal punto da iniziare a sudare sangue.

Se dico ogni volta che ho lottato cercando di strapparmi i pensieri dalla mente fisicamente come se potessi infilare le mani nel cervello, è perché l’ho vissuto veramente.

È stato doloroso, sembrava impossibile.

Lo stesso giorno ho incontrato un carabiniere in borghese, mi ha chiesto come fosse possibile riuscire a strapparsi un pensiero del genere. Molto onestamente gli ho detto che mi sono dovuto impegnare tanto, e molto onestamente gli ho detto che senza Dio non sarei riuscito ad ottenere nulla.

Due incontri che mi hanno incoraggiato ancor di più a parlare.

Voglio invitarvi a non aver paura di dire la verità, anche se siete gli unici a dirla.

A non vergognarvi di credere e scrivere con un pennarello indelebile nel vostro cuore le promesse e le certezze che Dio vi ha dato.

Vi aspetto per il prossimo Drink, molto presto ci sarà qualcosa di nuovo!

Ruel